Javier Girotto Quartet


Questo è un disco che nasce da un fortuito incontro tra amici che decidono di bere un buon bicchiere di vino insieme.


La verità che trasmette l’incontro, questo potrebbe essere il sottotitolo, perché mette insieme due personalità legate tra loro da quegli intrecci ancestrali che solo il tempo rinsalda e riconosce, legami che riaffiorano sotto forma di racconti musicali collegati tra loro da un comune filo rosso fatto di onde che si infrangono tra il mediterraneo e l’atlantico. Questo è il racconto di Pasos dove la tradizione argentina si fonde con la musicalità partenopea, ritmo melodia raccontano un’unica storia che si riconosce nel pensiero, nell’idea del viaggio sognato, si perché per viaggiare a volte è superfluo prendere un aereo, prendere un treno, prendere un bus o accendere l’auto, basta sedersi ed ascoltare. Anche nella scelta della ritmica si capisce la new directions, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Peppe Lapusata alla batteria sanno che seguire questa strada rientra nelle loro corde, rientra nella loro storia di musicisti, abituati come sono a frequentare questo pensiero ritmico armonico del duo Girotto Nastro autori di tutte le musiche del disco. Il disco è veramente un pensiero comune perché pensato in maniera comune, e si percepisce via via che si va avanti con l’ascolto delle varie tracce che lo compongono il lirismo tipico del linguaggio di Javier Girotto che si alterna al pianismo a volte dolce a volte deciso e percussivo di Francesco Nastro.
Nelle composizioni viene fuori la grande apertura verso un mondo fatto di tradizione latina che incontra un jazz dal linguaggio moderno e contaminato, esposto verso un sud del mondo che anche a continenti apparentemente lontanissimi si identifica in questo fluttuare in un mare comune.
Questo è un disco registrato dal vivo come è nel progetto di questa giovane etichetta perugina R3 Musica, la ripresa è completamente in analogico con una strumentazione vintage Studer 269 a nastro, mixato con il top di strumentazione rigorosamente analogica per una ricerca di un suono che richiami nella New Directions anche una nuova Tradizione..


Prima traccia Una Canciòn para Alessandro. È scritta da Francesco Nastro, l’inconfondibile suono del soprano di Javier prende subito le parti del racconto melodico, ti porta in quel mondo fatto di saliscendi sonori che come in un volo a vela non necessita di rotte precostituite ma lascia libero il pensiero di fluttuare.
Seconda traccia Aramboty. È una composizione di Girotto, ballad dolcissima che inizia con un tappeto armonico del pianoforte che sviluppa il tema in contrappunto al sax di Javier, un pezzo intenso e di grande impatto, chi conosce la musica di Girotto sa che quando Javier scrive cose della sua terra riesce a toccare momenti poetici unici.
Terza traccia Strange Days di Francesco Nastro. In questo brano viene fuori tutta la forza di questo ensamble, con la ritmica che segue le dinamiche della composizione portando il livello esecutivo a toccare momenti di coinvolgimento totale tra esecuzione e pubblico.
Quarta traccia Colyseum di Javier Girotto. E’ un racconto sonoro dove il pianismo di Francesco Nastro mostra tutta la sua forza espressiva e riesce a portare grazie anche al supporto di Peppe Lapusata con una batteria sempre in leggero anticipo, le dinamiche del brano in una condizione di tensione sonora che non ti lascia riprendere fiato.


Quinta traccia Para Biagio di Javier Girotto. Struggente ballada che parte come un accorato messaggio ad un amico lontano e che pare raccontare ricordi condivisi e segreti mai confessati, brano di grande ampiezza sonora e di grande respiro melodico.
Sesta traccia Follow your dreams di Francesco Nastro. Ancora le composizioni di Francesco che lasciano la libertà di improvvisare a Javier. È difficile capire se questi brani sono stati scritti in funzione dell’altro oppure è così e basta, ma onestamente la musica fluisce in maniera così naturale che forse è inutile cercare di capire se Nastro scrive per Girotto o viceversa.
Settima traccia Viaggio nella Memoria di Javier Girotto. Il pensiero musicale di questo musicista della Pampas è un qualcosa di unico riconoscibile e inconfondibile, e comunque si possa pensarla dire che ascoltare la musica, le composizioni di Javier non sia una esperienza sarebbe una brutta bugia.
Ottava traccia Pasos di Javier Girotto. Questo è il brano che dà il titolo al disco, anche qui siamo davanti ad un grande brano, dove la composizione e lo sviluppo melodico raccontano una struggente milonga, immaginiamo i ballerini che si lasciano andare in un abbraccio e poi in un addio sofferto ed è un continuo prendersi e lasciarsi come se non vi fosse un domani. Credo che questo sia effettivamente il brano più rappresentativo del disco grazie anche ad un Francesco Nastro particolarmente ispirato, e Luca Bulgarelli immensamente dentro alla musica. Nona traccia Musician’s Town di Francesco Nastro. Chiude il disco questo brano di grande forza ritmica e di grande suggestione, descrive pienamente la grande capacità compositiva di Francesco e tutta la sua forza pianistica, un grande compositore ma soprattutto un pianista che coniuga una tecnica ad un approccio ritmico e improvvisativo di primissimo livello, tra i migliori musicisti italiani e aggiungo forse un po’ troppo sottovalutato.

Fabio Giacchetta