Ari’s Desire


Quando si parla di musica che non deve essere dimenticata si fa riferimento a tutta quella musica prodotta in Italia e che transita soltanto attraverso spazi come Club, piccole rassegne, e web. Bisogna sapere che attraverso i canali di cui sopra in realtà passa la maggior parte della musica prodotta in ambito jazz, e quindi la diffusione per quanto possa essere spalmata in tutto il territorio nazionale in realtà è rivolta ad un numero ristretto di appassionati. Questo è il motivo che mi spinge a parlare e a scrivere di questo argomento avendo percezione abbastanza consapevole del problema e rendendomi conto della reale portata del problema avendo vissuto in prima persona un po’ tutti i ruoli della filiera musicale. Partiamo dal fatto che i tantissimi Jazz Club sparsi nel territorio nazionale, hanno una capienza che oscilla tra le 60 persone quelli diciamo piccoli e le 200 persone quelli più grandi. Questi locali fanno un lavoro di diffusione capillare, tra mille difficoltà di sopravvivenza e di mancati riconoscimenti; in questo momento particolare ovviamente sono fermi, con alcuni che molto probabilmente non riapriranno, che sarebbe una ulteriore perdita in termini di spazi espressivi e in termini di proposta culturale oltre l’ovvio danno economico.

Ari’s desire

Fatta questa premessa, che già traccia un quadro drammatico, vorrei porre l’attenzione appunto su tutta quella musica prodotta con enormi sforzi creativi, economici e lavorativi e che rischia di essere dimenticata o di passare in sordina. Quindi inizierei a parlare di alcuni di questi progetti, che vedono coinvolti la maggioranza dei musicisti che si muovono in ambito jazz. Uno di questi, a mio parere molto bello, si tratta del disco di Paolo Recchia un sassofonista oramai affermato che vanta collaborazioni importanti con musicisti italiani e stranieri di primissimo livello, il disco in questione è Ari’s desire. Un disco uscito nel 2011 con Via Veneto Jazz, etichetta importante nel panorama jazz italiano, disco che vede all’interno della formazione oltre Paolo, Nicola Muresu al contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria e uno straordinario guest che è Alex Sipiagin, trombettista di origine russe, ora naturalizzato americano, una delle voci più creative del panorama musicale d’oltreoceano e prima tromba della Mingus Orchestra. Ari’s desire é un disco che si muove tra ricerca e tradizione, ricerca del suono, ricerca dell’evoluzione personale legata oltremodo alla conoscenza profonda della tradizione. Spero che queste poche righe stimolino gli appassionati all’ascolto per poter tenere vivo un bellissimo progetto di grand respire e di ricerca, che rappresenta la grande vitalità della musica jazz in Italia.

Fabio Giacchetta